Stagionalità


STAGIONALITÀ DI SETTEMBRE
Verdure: aglio, barbabietola, basilico, bieta da coste e da taglio, bietola, broccolo, carota, cavolo cappuccio, cavolo verza, cetriolo, cicoria bianca, rossa, verde e bionda, cicoria catalogna, orchidea rossa e puntarelle, cipolla, costa, erba medica, fagiolo borlotto nano e rampicante, fagiolino, finocchio, fungo, grano saraceno, indivia riccia, lattuga romana, rossa e dei ghiacci, maggiorana, mais, melanzana, mentuccia, patata, peperone, pomodoro, porro, radicchio, rapa, riso, rucola, scorzonera, sedano, sedano rapa, seme di girasole, seme di lino, seme di sesamo, soia, spinacio, zucca, zucchina ibrida chiara e scura.
Pesce: acciuga, alice, calamaro, cefalo muggine, dentice, gattuccio, mazzancolla, moscardino, ombrina, orata, pannocchia, pesce spada, ricciola, rombo chiodato, sarago, sardina, seppia, sogliola, spigola, tonno rosso, triglia, vongola verace.
Frutta: anguria, arachide, banana, cachi, cocomero, fico, fico d'india, limone, lampone, mandorla, mela, melagrana, melone, mora, nocciola, pera, pesca, pistacchio, prugna, uva.

mercoledì 28 settembre 2011

Blog a impatto zero



Ho deciso di aderire a questa iniziativa, che mi pare ottima e spero sia reale. Da un po' sto cercando di ridurre l'impatto ambientale, di preservare l'acqua, di consumare meno energia, di riciclare, di prendere prodotti di stagione e che siano il più possibile vicino a casa mia (tipo le banane, sigh...) e questa iniziativa, che potrete visionare e valutare sul sito di DoveConviene mi ha subito attratto.

Se volete partecipare, cliccate sopra o sul logo verde a destra

martedì 27 settembre 2011

Torniamo a parlare di corsa?

Il problema è non sapere che dire. La motivazione è piuttosto bassa. Il bicipite femorale dà sia segni di miglioramento che segnali di testardaggine, non riesco a "dimenticarmelo" quando corro, come succede per tutti gli altri distretti muscolari. Lui è lì, si fa sentire a freddo faticando ad allungarsi, dando qualche dolorino e togliendo tranquillità. Porco di un muscolo.
Ieri ho corso 40' collinari tranquilli e stamani lo sentivo, domani provo a farne 45' in piano con qualche variazione leggera di ritmo, per capire come reagisce, venerdì corsa lenta e poi osteopata. Per occupare diversamente il tempo ho pensato a due cose.
La prima, mi sono aggregato agli amici dell'oktoberfest, si comincerà l'home brewing, cioè a fare la birra in casa. Venerdì ci sarà il summit definitivo.
La seconda, organizzerò una gara, visto il clima attuale ho pensato di chiamarla Trofeo delle Escort, il premio ambito lo trovate QUI, allenatevi!

giovedì 22 settembre 2011

Che vi posso dire, grazie...

Giusto poco fa ho appreso della decisione dei R.E.M di sciogliersi, dopo 31 anni di carriera. Da un po', per come la vedo, avevano "meno" da dire, da un po' i loro lavori si somigliavano tutti ed è un segnale inequivocabile. Non è facile stare in giro tanti anni con una creatività fuori dal comune, credo sia fisiologico, non sono certi gli unici, basta pensare agli U2.
Tornando al gruppo di Athens, ricordo benissimo l'ascolto del singolo Radio Free Europe nel 1984, ma mi sono letteralmente esplosi nel cervello nel 1986, con l'album Life's Reach Pageant. Soprattutto la canzone di apertura, Begin the begin, con quel riff che non mi sono più scordato. Un po' psichedelici, un po' rock, un po' garage mi avevano subito attratto, con quella tipica ruvidezza ed i testi complicati di Michael Stipe.
Mi hanno accompagnato per anni, a volte in maniera quasi intima, fino al loro ultimo capolavoro Automatic for the people, l'album successivo all'esplosione mondiale di Out of Time e del suo singolo Losing my religion. Da lì in poi è partito l'oblio creativo, con lavori buoni ma che presto ti scivolavano addosso.
Ora ognun per sè e io non posso che ringraziarli, per la compagnia e la buona musica, good luck guys.
Li saluto con due tra le mie preferite, prima la sopracitata Begin the Begin, qui impreziosita da Eddie Wedder e che, a distanza di anni, risulta ancora energica e significativa. Segue il classicone Everybody Hurts, che nonostante le migliaia di ascolti riesce sempre a turbarmi.


martedì 20 settembre 2011

Oktoberfest


Sorpresa, relax e soddisfazione, questo mi porto a casa dal bel weekend passato a Monaco di Baviera. La trasferta nata e organizzata d'improvviso una settimana fa si è rivelata piacevolmente sorprendente. Monaco è una bellissima città, molto verde, apparsa sicura, organizzata ed efficiente (da bravi tedeschi), con tantissima gente in giro in bici e a piedi, con tante piste ciclabili e gli automobilisti attenti a pedoni e ciclisti.
Non avevo idea di come la città accogliesse questa fiera, pensavo lo facesse in stile "senesi al Palio", gelosissimi delle loro cose e infastiditi dai turisti, che peraltro con i loro soldi quel palio lo mantengono, ma è un altro discorso. Invece a Monaco la festa è molto sentita, ma in maniera aperta, gioiosa. Tutti, ma proprio tutti dai giovani agli anziani, dai bambini alle signore distinte, sono vestiti in costume tipico bavarese. Non solo all'Oktoberfest ma anche per la città. Orgogliosi delle loro radici.
Arriviamo venerdì nel primo pomeriggio, l'Oktoberfest inizierà solo l'indomani e l'appartamento ci verrà consegnato alle 17, così cerchiamo un posto per pranzare. Vediamo dei tendoni della Paulaner e ci infiliamo. Si tratta però di un ristorante turco, col menu scritto in turco e tedesco, la scelta del cibo è pressochè impossibile. Leggo però una frase, Sis Kebap, e mi ricordo che è qualcosa di buono. Gli altri scelgono un po' a caso. Ci arriveranno quattro ottimi piatti, il mio è composto da due spiedi di agnello cotto molto bene, con verdure. Un paio di medie e via, si va verso il centro a piedi. Peregriniamo fino alla centralissima e bella MarienPlatz, in attesa dell'appartamento, di depositare le valigie e farci una doccia pre cena.


L'appartamento è piccolissimo, saranno 25 m², in quattro ci stiamo stretti ma va bene così, serve a dormire e farsi la doccia. Ci muoviamo per cenare nel Biergarten della Hacker-Pschorr in centro, un posto bellissimo. Alle 20 fatichiamo a trovare un posto all'aperto ma alla fine ci sediamo. Solito problema col menu, lo stinco è introvabile e lo ordiniamo mimando. Arriva la prima Dunkel, birra scura ma non tostata e amara come la Guinness, il colore scuro accompagna un sapore intenso, a metà tra una chiara e una rossa non liquorosa, poco gasata, buonissima.
Arriva lo stinco, enorme, uno basta per due persone, sarà di brontosauro, in più ne abbiamo ordinati 3 e un piatto di wurstel... Vabeh, con calma cerchiamo di mangiare tutto, arriva ancora una weisse, poi una buonissima weisse ambrata e quindi ancora la Dunkel che ci era piaciuta molto. Lo stinco finisce ma ci mette a dura prova. Inizia a fare fresco, all'aperto chiudono e ci trasferiamo all'interno. Proviamo una birra che non piace a nessuno, una chiara ma di sapore molto metallico e ce ne torniamo a casa. Ci saranno 13° e nessuno di noi ha niente oltre la felpa.
La mattina ci svegliamo presto per sederci in uno degli stand all'Oktoberfest. Io però mi sveglio bianco come un lenzuolo e sudaticcio, non passa molto perchè abbracci la tazza parlandoci a tu per tu. Il freddo ha fatto il suo lavoro. Così arriviamo alla festa intorno alle 10, non c'è molta gente in giro, il cielo è blu, le birra inizieranno a spillarla, essendo il primo giorno, solo alle 12. Gli stand sono già stracolmi e troviamo posto solo all'aperto, nel garten della Spaten. 
Dopo mezzora non si troverà più un posto a sedere, nè all'aperto nè (figurarsi) negli stand, che verso le 13 chiudono definitivamente i battenti, chi è entrato è entrato. Io sono ancora un po' stordito, lo stomaco non è a posto, ma la media di coca cola che davano prima delle 12 mi rimette in sesto. I prezzi non sono economici, ho letto anche che quest'anno c'è stato il caro birra da loro, è il primo anno che un boccale (da litro) costa 10 euro.


Si capisce subito quando si inizia a spillare la birra: urla, canti, spari di cannone e da qui inizia la saga infinita dei camerieri, che girano continuamente con questi boccali pieni e con vassoi pieni di cibo. Da noi servono solo birra chiara, in alternativa Radler (birra + limonata) o analcolica. Dopo il primo boccale mi rendo conto che lo stomaco non ne vuol proprio sapere, passo così a malincuore alla Radler. Le 10 ore passate seduti nello stesso tavolo passano tra chiacchiere, bevute e cibo.
L'atmosfera è bella, ai tavoli ci sono famiglie con bambini, coppie anziane e giovani, gruppi di giovani, gente un po' di tutti i tipi insomma, che copre dai 16 ai 90 anni. I tavoli sono da 8 e si condividono con chi capita. Noi eravamo con tre ragazzi di Alba ai quali si sono aggiunte due giovanissime ragazze di Firenze. Dietro dei tedeschi, davanti dei vicentini con una coppia di signori tedeschi, che hanno chiacchierato e riso tutto il giorno, pur essendosi conosciuti lì, al momento. Il servizio d'ordine è rigoroso e attento, alle prime avvisaglie di rissa appaiono questi colossi a riportare l'ordine, così come si "occupano" del malcapitato cui venga in mente di far pipì su qualche muro.
I modi possono sembrare un po' bruschi, a volte intimidatori, ma con 100.000 posti a sedere e tanti possibili ubriachi, questo è l'unico modo per portare alla festa anche le famiglie con i bambini, che pranzano, si bevono con tranquillità la loro birra e poi li portano alle giostre, l'atmosfera era davvero rilassata e piacevole.
Al tavolo ci stiamo dalle 10,30 alle 21, passano carovane di bellissime ragazze, e io che pensavo che le foto viste fossero degli specchietti per le allodole. Non mancano, anzi, ce ne sono fin troppe! Sia le cameriere che le normali visitatrici. Tutti i tavoli sono conviviali, gli italiani ci provano sempre quando una ragazza si avvicina per sedersi e bere una birra, ma siamo così, nel bene e nel male. C'è tantissima gente che cerca posto a sedere, perchè se non ti siedi non bevi. Ma il sabato e domenica è un pandemonio, per quello una volta trovato il posto non ci si alza più. Cosa molto diversa nei giorni della settimana, dove riesci con tranquillità a sederti in più di uno stand, senza fatica.
Insomma, mi sono rifatto gli occhi, mi sono divertito e ho partecipato ad una bella festa. Sicuramente da riprovare e meglio ancora in settimana. Pensateci, avete tempo fino al 4 ottobre!

Questo è il video che ho girato, se non ricordo male, allo stand dell'Augustiner. Per come è ben fatto, a pensare che stand come questi lo montino e li smontino per la festa beh, mi sembra incredibile. Il video è girato col telefonino e nel frattempo una signora mi parlava in tedesco, per cui non è un granchè, ma l'idea la rende eccome.

video


martedì 13 settembre 2011

Ein prosit!


Per affinare ulteriormente, per migliorare ancora di più, se possibile, la mia impagabile e puntigliosa preparazione per la maratona di New York, ho deciso di fare un stage all'estero. Venerdì di buon mattino me ne vado con tre amici all'Oktoberfest.
Parlano di un integratore di sali minerali eccezionale, non lo danno nelle borracce ma in enormi bicchieri di vetro (là li chiamano boccali), è frequentato da professionisti (non necessariamente della corsa ok...) e sono certo che tornerò migliorato domenica. Qualche litrata di quell'integratore fa miracoli dicono...
Purtroppo il convegno sulla corsa, quello che tengono nei tendoni di famosissimi team atletici (HB, Paulaner, Spaten, Lowenbrau, Augustiner ecc ecc), inizierà solo sabato alle 12. Saremo così costretti a ripiegare su team minori venerdì, in qualche biergarten comune. Pazienza, sarà come fare riscaldamento prima della gara.

Cosa non si fa per migliorare anche di pochi secondi nella maratona.

lunedì 12 settembre 2011

Correndo

Sono passati mesi, tanti giorni di sudore e fatica con un unico obiettivo. Il fisico sta bene, la testa è pronta. Sdraiato sulla pista in attesa della gara non mi rendo conto del pubblico, il brusio è forte ma cerco di estraniarmi e pensare a quella manciata di km, da correre forte, più forte degli altri, poca tattica.
I muscoli sono rilassati ma non voglio che lo siano troppo, mi alzo, mi guardo intorno, tutto è fantastico. Ci siamo, è ora, tocca a me. Mi guardo intorno alla partenza, abbiamo tutti lo stesso sguardo, stessa fame di vittoria, stesse intenzioni di guerra: un solo vincitore e tutti gli altri perdenti. Cala il silenzio, si attende lo sparo, ci si avvicina alla linea, si prende posizione... via! 
C'è poca bagarre in partenza, si prendono subito buone posizioni e, almeno nei primi giri nessuno rischia niente. Poi arriva il momento di fare selezione, arriva il momento di capire chi sarà a spuntarla. Cambi di ritmo, frustate per i muscoli che bisogna assorbire per poi reagire. Io non frusto ora, seguo, assorbo e mi tengo pronto, nessuno è ancora partito con serietà.
Il ritmo si alza, la selezione ora è seria e reagisco, il limite è vicino. Davanti spingono forte, io seguo, mancano sempre meno giri e la fiducia cresce. Due giri, mancano solo due giri e io sono lì, a giocarmela. Ritmo alto ma l'attenzione alla vittoria rende più guardinghi. 400 metri, un fottuto ultimo giro, la bagarre ha inizio.
Tra sgomitate e senso della posizione mi trovo ai 200 senza essere chiuso e non ho intenzione che ciò avvenga. Rettilineo, le gambe si sbloccano, la gente urla e applaude e io vado. La progressione è inarrestabile, i piedi sono delle molle e si corre come se si fosse appena iniziato. Siamo in tre ma la forza per un ultimo scatto c'è ed è medaglia! E' oro! Anni di lavoro, mesi di fatiche e frustrazioni ripagate con gli interessi! Mi sento un re, mi sento come se niente può demolirmi, sono io il numero uno!!

Che bello sarebbe, quante volte l'ho sognato e immaginato correndo, ma giusto lì lo posso fare.

Ma senza sogni non si va da nessuna parte.

venerdì 9 settembre 2011

Tornare alle origini: la peperonata

Ci sono piatti che hanno una storia così lunga che è un peccato trascurarli, finendo a volte vittime delle continue (e a volte finte) novità in cucina, ingabbiati in eccessive raffinatezze e abbinamenti troppo ricercati, per quanto buoni. Uno dei tanti piatti della tradizione, e ce ne sono credo migliaia in Italia, è la peperonata, tanto semplice quanto buona, soprattutto se si ha la fortuna di avere verdura dell'orto, colta quindi matura e ricca di... sole!

Ingredienti:
peperoni (gialli, rossi e verdi)
pomodori grossi e maturi, tipo "cuore di bue"
cipolla rossa
olio extravergine
sale, se c'è aromatico meglio
basilico

Procedimento
Pulite i peperoni eliminando la parte bianca e i semi, tagliateli a pezzetti nè grossi nè piccoli. Pulite i pomodori e tagliateli a tocchetti. Mondate e tagliate la cipolla e spicchi, non sottili.
In un tegame antiaderente capace, mettete l'olio extravergine, e tutte le verdure tagliate, quindi un pochino di sale. Coprite e fate cuocere per 15'-20' al massimo, girando ogni tanto, a fuoco medio (se bolle troppo abbassatelo). I peperoni devono essere ancora leggermente croccanti, non smaciullati, mentre i pomodori si saranno trasformati in salsa e le cipolle ammorbidite. Aggiustate di sale. Spegnete e aggiungete abbondante basilico spezzettato con le mani, così che non si ossidi. Fate scaldare del buon pane e via, sotto a chi tocca! Come tutti i piatti di una volta, il giorno dopo è ancora più buona!

Prima
Dopo
Ho deciso di aggiungere una rubrica fissa, in alto, che si chiamerà stagionalità. E' quanto mai importante ritrovare la stagionalità delle cose, che siano frutta, verdura o pesce, ogni cosa ha il suo periodo di consumo e di riproduzione. Rispettarli vuol dire mangiare meglio e più buono, spendere meno e rispettare l'ambiente. Così come scegliere prodotti che siano quanto meno Italiani e, se possibile, vicino casa. Non è difficile, vinciamo la nostra pigrizia, che senso ha mangiare delle pessime arance spagnole quando il nostro sud italia, Sicilia in primis, ne ha da buttare?

Piccola news, sul fronte corsa ho provato ieri a fare 20', quasi nessun dolore eccetto in discesa, l'osteopata dice che va meglio, domani si riprova, lenti e pochi km. Vedremo

martedì 6 settembre 2011

amore&odio

Odio gli infortuni e le sensazioni che ne derivano, ma amo l'utilità di queste pause, l'amore però è postumo.
Odio la mia incostanza, la mia demotivazione minacciosa e la negatività generale che ne deriva. Ma non posso che compiacermi delle reazioni che ne conseguono, della rinascita fisica ed emotiva e della consapevolezza che, poi, il mio buio era utile a rigenerarmi, a metabolizzare e a capire.
Odio i miei lati oscuri, la loro ostinazione e mancanza di solarità, anche se mi affascinano e non potrei, immagino, farne a meno.
Sono spesso vittima della mia sensibilità e non ho ancora capito se amarla od odiarla.
Odio l'Alzheimer, perché ancora prima che il suo corpo, si è portato via i ricordi, le emozioni, le speranze e la ragione di quell'uomo che era mio padre. Ho anche provato ad accettarlo o a trovarne dei lati "positivi" e, pensandoci, mi ha con ogni probabilità costretto a gesti di affetto che difficilmente avrei avuto altrimenti.
Odio le mie pause, che capitano in ogni situazione, gare comprese. Dei vuoti di concentrazione nei quali la testa divaga, spazia tra mille cose che niente hanno a che fare con quel che sto facendo.
Odio le parole non dette, soprattutto quando sono importanti, quando possono fare la differenza, quando risolverebbero tensioni con una fatica minima. Apprezzo però chi riesce a tacere quando serve, dono raro.
Odio chi non si prende le responsabilità, soprattutto nei posti di comando, troppo facile rincorrere carriera e soldi a scapito degli altri, senza doverne mai rispondere.
Amo chi si mette in gioco, chi ha il coraggio di rischiare prendendosi la gloria e le sconfitte che si merita, senza scaricarle sugli altri.
Odio la confusione che si fa tra diritti e privilegi, i primi sono sacrosanti, i secondi si possono discutere ogni qual volta è necessario ma pare non essere così, una volta ottenuti chissà perché si trasformano subito in diritti. 
Odio anche chi ignora i doveri, pensando che i diritti siano la soluzione di tutto, senza tenere conto che la pacifica convivenza, che il senso civico, che il rispetto degli altri, che la stessa tutela delle nostre e altrui libertà si basano più sui doveri di ognuno prima che sui diritti.
Amo quello che mi dà la corsa, amo la fatica, le difficoltà per arrivare ad un buon risultato, le vicissitudini che portano lontano e fanno crescere. Amo la capillarità di una preparazione seria, le sue difficoltà, le sue ramificazioni e la sua continua evoluzione nel tempo.
Amo la continua ricerca del meglio, la voglia di mettersi in gioco ogni volta, di salire ancora un gradino.
Odio questa politica, sorda e cieca. Odio questi politicanti incapaci di prendere decisioni, anche le più insignificanti, senza prima consultare tutti gli amici affinché non pestino i piedi a nessuno. Amerei la capacità di valutare ed apprezzare il merito, in ogni ambito.
Amo l'umiltà associata alla voglia di imparare, anche quando si è campioni, non sono certo le parole a dimostrare il valore delle persone. A meno che non siano scrittori...
Amo viaggiare con i libri: Macondo e Aureliano Buendìa sono stati impagabili.
Amo chiacchierare intimamente, con chi amo o con gli amici fidati.
Amo dire quello che penso, cercando di non ferire chi ho davanti, certo che lo ferirei più a fondo con una bugia.
Odio odiare, e di fatto non odio mai, difficilmente parteggio per gli estremi, ma mi era utile scriverlo. 

La canzone dei nostri privilegiati, che dovrebbero occuparsi di crearci un futuro. Qualcuno li avvisa?

venerdì 2 settembre 2011

Le ultime parole famose

1. "Ma si, da un po' fastidio ma niente di che, lo sento e non lo sento"
2. "Ma si, da fastidio ma correndo non sento quasi niente, mi hanno comunque consigliato delle tecar che sule infiammazioni funzionano benissimo"
3. "Ma si, dà fastidio soprattutto in discesa, arrivano delle stilettate dal gluteo verso il basso, devo tornare a fare le tecar. Il fisio mi ha detto di non fermarmi e con 2 applicazioni dovrebbe essere a posto, viste le 5 tecar già fatte"
4. "Mah, sembra che va a posto ma dopo 10-15 giorni si ripresenta. Basta tecar, se dovevano fare effetto l'avrebbero già fatto. Fai un'ecografia per escludere lesioni"
5. "Nessuna lesione attuale, buono, ma il legamento è inspessito e c'è una cicatrice, quindi la lesione c'è stata. A questo punto è meglio sentire un osteopata, magari sono problemi posturali."
6. "Te lo dico subito, devi stare fermo, altrimenti anche se ti tratto non ti passa più l'infiammazione"
7. .......

Ok, la saga iniziata a marzo/aprile è arrivata qui. Sono fermo da più di 15 giorni e lo sarò fino a fine di settimana prossima, poi si vedrà. Ma dovrò comunque ricominciare piano piano, sia quantitativamente che (ovvio) qualitativamente. La maratona ormai è una chimera inutile, non me ne frega niente, la farò per finirla. Quello che più mi preoccupa è il fatto di arrivarci con una preparazione quantitativa non sufficiente, e quindi il timore di farsi male. Però, alcune cose della maratona di NY si vivono solo correndola, soprattutto la parte di Brooklyn, e quelle non vorrei perderle. Bah, vedremo, al momento questo è quel che c'è.

giovedì 1 settembre 2011

Oggi mi sento così...



C'è chi mi vuole come vuole
un po' più santo
più criminale
e un po' più nuovo
un po' più uguale
mi vuole come vuole

c'è chi mi vuole per cliente
chi non mi vuole
mai per niente
e c'è chi vuole le mie scuse
che ciò che sono l'ha offeso

di un po': te come ti vogliono?
di un po' tu come ti vuoi? tu come ti vuoi?

sono vivo abbastanza
sono vivo abbastanza
per di qua
comunque vada
sempre sulla mia strada

c'è chi mi vuole più me stesso
e più profondo, più maledetto
e bravo padre e bravo a letto
c'è chi mi vuole perfetto

di un po': te come ti vogliono?
di un po' tu come ti vuoi? tu come ti vuoi?

sono vivo abbastanza
sono vivo abbastanza
per di qua
comunque vada
sempre sulla mia strada

di un po': te come ti vogliono?
di un po' tu come ti vuoi? tu come ti vuoi?

sono vivo abbastanza
sono vivo abbastanza
per di qua
comunque vada
sempre sulla mia strada

di un po': te come ti vogliono?
di un po' tu come ti vuoi? tu come ti vuoi?

sono vivo abbastanza
sono vivo abbastanza
per di qua
comunque vada
sempre sulla mia strada